Bologna, 28 marzo 2025 _ Dopo decenni di abbandono, l’ex chiesa di San Barbaziano di Bologna viene restituita alla città grazie al progetto di restauro curato dallo Studio Poggioli, fondato da Federico e Caterina Poggioli. L’intervento ha preservato la memoria storica dell’edificio, esaltandone la natura di rovina urbana.
Conosciuta in città come parcheggio, sua ultima destinazione d’uso, l’ex chiesa di San Barbaziano, luogo della cultura in consegna al Ministero della Cultura, ha attraversato quattro secoli di trasformazioni e di rinascite. Progettata dall’architetto Pietro Fiorini nel 1608, nell’Ottocento venne utilizzata come fienile e in seguito come magazzino militare. Compromessa da un incendio nel 1922, dagli anni Sessanta ha ospitato una officina meccanica e successivamente, fino al 1994, un’autorimessa.
Nel 2019 la Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna ha affidato il progetto di restauro allo Studio Poggioli, con l’indicazione di preservarne la facies di rovina urbana.
Dopo un’approfondita indagine storica presso gli archivi di Stato e un’analisi dei materiali e del degrado dei prospetti, Studio Poggioli ha creato un dialogo coerente tra storia e contemporaneità.
L’intervento ha così portato alla luce l’essenza dell’edificio, combinando il restauro conservativo delle superfici e degli apparati decorativi esterni con l’introduzione di elementi innovativi, concentrati in particolare sulle aperture, testimoni fisiche dei passaggi d’uso che si sono susseguiti nel tempo. Il restauro ha restituito leggibilità all’architettura senza mascherarne il vissuto, valorizzandolo e regalandolo alla città nella sua pura consistenza materica. Federico Poggioli parla di “un progetto del tempo“, che ha mantenuto le tracce del passato e i segni lasciati dal trascorrere degli anni.
Gli interventi mirati a preservare la memoria si accompagnano all’introduzione di elementi contemporanei ponderati e, insieme, d’impatto. All’esterno, in particolare, le nuove grandi finestre con infissi lineari ed essenziali ricordano i diversi usi succedutisi a quello religioso, come deposito, officina e autorimessa. Nella visione progettuale di Studio Poggioli, queste aperture sono importanti a livello metaforico perché richiamano l’impronta industriale dello spazio.
I materiali utilizzati – corten e ottone brunito –, strumenti di contrasto contemporaneo, richiamano il fenomeno dell’agire del tempo sulla materia, mentre si accordano cromaticamente il primo con il laterizio del paramento murario, il secondo con il colore caldo dell’arenaria, di cui sono composti tutti gli elementi architettonici della chiesa. Le bruniture reinterpretano le sfumature di colore date dalle sedimentazioni di materia causate dal tempo e dall’abbandono nelle pareti delle cappelle laterali.
L’ampio portale vetrato invita il visitatore a scoprire lo spazio interno, segnato da luci e ombre, che racconta i suoi molti passati. Qui i progettisti hanno mantenuto i decori presenti consolidandoli, senza ripristinare i colori originari.
L’ex chiesa si presenta come un’opera unica, capace di accogliere e valorizzare le sue molteplici metamorfosi: da luogo di culto a spazio di esperienza percettiva. Come in un’installazione tridimensionale e immersiva di Robert Rauschenberg, i segni del tempo vibrano sulle pareti delle cappelle, i cui fondi evocano la matericità delle opere di Anselm Kiefer. Le prove colore sulla parasta del presbiterio richiamano Sea Level di Helen Frankenthaler, mentre il disegno di una pin-up si inserisce nell’iconografia pop, accanto ai caratteri grafici e funzionali del lettering visibil in un’imposta della volta.
Infine, in questo progetto che valorizza ciò che spesso si preferisce celare, anche l’ingresso secondario, costituito da un portale dall’impatto monolitico in ottone brunito con gradini che sembrano materia che fuoriesce dal suolo, assume la stessa dignità dell’accesso principale.
Il taglio a tutta altezza del maniglione posto sui due portoni, sempre in ottone brunito, nasconde l’illuminazione integrata che enfatizza il contrasto tra la linea retta luminosa e le superfici irregolari delle pareti della chiesa.
Il restauro di San Barbaziano fa emergere la poetica della rovina nell’essenza della sua architettura e ben descrive l’approccio ‘sottrattivo’ di Studio Poggioli che utilizza la matericità come strumento di comunicazione e ricerca l’essenzialità come pienezza di significato in ogni progetto.
Volendo evitare di realizzare un falso storico, data l’esiguità di fonti documentali disponibili, è stato scelto di conservare l’aspetto di rovina urbana, esaltando le stratificazioni storiche che hanno operato in sottrazione sulle superfici, consegnando il bene nella sua consistenza materica essenziale “Unico spazio di questa natura a Bologna, abbiamo celebrato il vissuto di San Barbaziano con un progetto di apertura alla città”: spiega Studio Poggioli.
La scelta di materiali autentici e la pulizia formale esprimono un dialogo tra il presente e la memoria storica dell’edificio, con un intervento che esalta la poetica della rovina senza snaturarne l’essenza.
Il progetto risponde così all’approccio purista dello studio di progettazione di Bologna che unisce una profonda analisi del contesto a una costante ricerca materica, attraverso un metodo essenziale, funzionale e ricco di significato.
Note storiche sull’ex chiesa di San Barbaziano
Oggi luogo della cultura dello Stato in consegna ai Musei Nazionali di Bologna – Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna, istituto periferico del Ministero della Cultura.
La chiesa di San Barbaziano è stata progettata dall’architetto Pietro Fiorini e costruita nel 1608. La tradizione vuole che la sua origine risalga all’epoca paleocristiana, fondata dal vescovo Petronio nel 432, ma le testimonianze storiche su questa attribuzione sono scarse e spesso contestate. A partire dal 1480, la chiesa e il monastero furono assegnati ai Monaci Eremitani di San Girolamo, che ampliarono il loro dominio incorporando altre chiese e terreni. I Girolamini iniziarono a lavorare per il restauro e la ristrutturazione della chiesa, culminando con il progetto di Fiorini. Avviato nel 1608, fu concepito in uno stile tardo-manierista a navata unica, con quattro coppie di cappelle laterali, presbiterio e coro senza transetto. La chiesa fu completata nel 1612 e consacrata, ma le sue decorazioni originali furono compromesse durante varie manutenzioni.
Nei decenni successivi, la chiesa di San Barbaziano visse un periodo di fervore con ristrutturazioni e aggiunte continue per migliorarne la struttura. Tuttavia, il declino cominciò a manifestarsi dopo il Settecento, culminando nella soppressione del monastero con le leggi napoleoniche nel 1797. La chiesa mantenne la sua dignità parrocchiale fino agli inizi del XIX secolo, ma dopo il 1806, il suo titolo fu fuso con la chiesa di San Salvatore.
Passò poi sotto il controllo del demanio, divenendo un deposito per uso militare. Durante il XIX secolo fu utilizzata come fienile, mentre nel XX secolo, dopo un devastante incendio nel 1922, fu trasformata in una autofficina meccanica e autorimessa. Questo portò all’abbandono strutturale e culturale dell’edificio, con danni significativi alle sue decorazioni e alla sua incolumità generale. Nonostante i tentativi di preservarla e di ristrutturarla per usi più nobili, la chiesa si è trovata in uno stato di abbandono e di deterioramento continuo.
In seguito ai danni strutturali subiti dal sisma 2012, l’ex chiesa di San Barbaziano è stata oggetto di una serie di interventi di consolidamento e miglioramento sismico, culminati col restauro conservativo completato nel 2024 ad opera dello Studio Poggioli.
Credits
- Committente Musei Nazionali di Bologna – Direzione Regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna
- Responsabile Unico del Procedimento Arch. Denise Ottavia Tamborrino
- Supporto al RUP Arch. Antonino Lombardo (Ales spa)
- Progettista Studio Poggioli, arch. Caterina Poggioli, Federico Poggioli
- Direttore dei lavori Studio Poggioli
- Coordinatore della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione Ing. Carlo Baldetti
- Direttore operativo strutture Ing. Carlo Baldetti
- Direttore tecnico di cantiere Arch. Lino Lui
- Impresa esecutrice ALCHIMIA Laboratorio di Restauro di Polastri Giorgio e C. S.n.c.
- Infissi Steel Group srl
- Amministrazione Dott. Antonio D’Errico (Ales spa) Dott. Gianluca Ianniello (Ales spa)
- Grafica pannelli Studio Poggioli
Studio Poggioli
Studio Poggioli è uno studio di architettura e design multidisciplinare, fondato nel 2015 a Bologna da Caterina Poggioli, laureata alla Facoltà di Architettura di Ferrara nel 2008, e da Federico Poggioli, laureato nel 2015 presso l’Aalto University School of Arts, Design and Architecture di Helsinki. Con un approccio che privilegia la semplicità come espressione della sofisticazione, lo studio si occupa di architettura, design d’interni, product design, graphic design e direzione artistica. Tra i clienti: Pinacoteca Nazionale di Bologna, Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna, Ten C, C.P. Company. Blauer Usa, Ducati.
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Ufficio stampa Studio Poggioli
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